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Quello di cittadinanza digitale non è un concetto giuridico. Per diventare cittadini digitali basta avere un pc o uno smarphone con un collegamento ad internet. Non sono le procedure complesse che richiede lo stato italiano per dare la cittadinanza. Oppure eroi come nella distorta visione della maggioranza marrone... pardon gialloverde che governa l’Italia. Ma insito al concetto di cittadinanza è quello di diritto (cioè diritti e doveri). La chi tutela i diritti dei cittadini digitali ? Al momento in modo disordinato e persino sgangherato i singoli governi. Ma i singoli governi hanno una sovranità (si fa per dire) locale mentre l’internet è senza confini, le grosse aziende che spadroneggiano la rete sono sovranazionali. Il loro comportamento è da potenza mondiale e coloniale. Colonizzano tutti con scarsissima resistenza da parte e quasi nessuna consapevolezza dei cittadini digitali che cedono i propri dati e la propria privacy in cambio di qualche misero e disperato like (caso Cambrige Analytica docet) o lo subiscono e basta (come ci ha insegnato Edward Snowden), Nessuna ribellione nessun dissenso. Una situazione che per spiegare la quale più che le visioni distopiche di George Orwell o Aldous Huxley sembra più utile il libello “Discorso sulla servitù volontaria” di Etienne de la Boetie. Le conseguenza della cessione dei propri dati ai grandi colossi dell’ informatica può essere catastrofico sia dal punto di vista personale che politico. Piatttaforme come Facebook e Twitter non fanno altro che alimentare scientificamente le reazioni emotive ed irrazionali mentre potrebbero essere uno strumento di progresso. Questo ha una ripercussione sulla politica evidente, tralasciando la manipolazione diretta dei voti che ci sarebbe stata per l’elezione del presidente Trump, basta vedere il rigurgito di forze razziste e xenofobe oltre che il proliferare di strampalati movimenti come i novax e i terrapiattisti. A questo strapotere occorrerebbe opporre un’autorità democratica internazionale così forte da poter imporre alle grandi piattaforme o agli spioni di stato di stato di smettere abusare della nostra privacy e addirittura lucrare sui nostri dati ed incidere gravemente sui nostri destini. Una autorità democratica che dovrebbe considerare le grandi piattaforme alla stregua dei grandi servizi publici come la distribusione dell'elettricità o dell'acqua e fare loro delle regole. Per esempio, dovrebbe imporre a Facebook ed agli altri social network sempici regole l’eliminazione l’uso dei like e l’adozione di un tempo non immediato di risposta ad un post. Si dovrebbe lasciare il tempo agli utenti di riflette su quello che si scrive sulla tasttiera . Sempre che abbiano capacità di riflessione. Per far capire, poi, alle persone che la riservatezza della propria vita privata conta più di un pugno di like ci vorrebbe. Ma chissà cosa ci vorrebbe.

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